p 129 .

Paragrafo 5 . La metafisica.
     
I quattordici libri della Metafisica(60) non costituiscono un'opera
organica: raccolgono riflessioni che Aristotele  andato elaborando
nell'arco di oltre un ventennio. A mano a mano che procedeva  nelle
sue  ricerche di fisica e di logica, nella critica a  Platone  e  a
tutta  la filosofia precedente, gli si ponevano ovviamente problemi
inerenti  all'Essere  in quanto Essere, alla  sua  natura,  al  suo
rapporto  con il mondo del divenire. I libri della Metafisica  sono
la risposta che

p 130 .

Aristotele d a quei problemi che non sono oggetto di nessuna delle
scienze  particolari,  ma  della  pura  ricerca  filosofica,  della
filosofia prima.
     Che  cosa  sono  gli enti e perch esistono? L'indagine  delle
scienze  fisiche  fornisce una conoscenza sempre pi  approfondita,
permette   l'individuazione  di  leggi  universali   che   regolano
l'esistenza  degli enti, come la logica consente di  verificare  la
veridicit  dei  giudizi  delle scienze e fornisce,  attraverso  il
sillogismo,  lo strumento non solo per controllare i  passaggi  del
nostro  pensiero,  ma anche per individuare il perch  dei  singoli
eventi. Ma le scienze e la logica non indicano il perch, la causa,
di tutti gli eventi e di tutti gli enti.
     La  filosofia, scrive Aristotele all'inizio della  Metafisica,
nasce  quando non ci si accontenta pi di cercare che  cosa    una
cosa,  ma ci si domanda perch essa : i sapienti "sanno discernere
il perch e la causa"(61).
     
L'universo in movimento.

L'universo  di  Aristotele  in continuo ed  eterno  movimento.  Il
movimento  e  le  trasformazioni che in  esso  si  manifestano  (il
passaggio dalla potenza all'atto) hanno una causa: ci che si muove
non pu muoversi senza essere mosso da qualcosa, senza un motore.
     Abbiamo   visto  che  nello  studio  della  fisica  Aristotele
individua  quattro  cause  delle trasformazioni  della  natura.  Ma
ciascuna causa, ad esempio il marmo con cui si realizza una statua,
o  lo stesso scultore, esiste in quanto ha, a sua volta, una causa.
Aristotele sostiene che nella catena delle cause non sia  possibile
procedere all'infinito: pertanto  necessario individuare una causa
prima, un primo motore che muove tutto quanto  in movimento.(62)
     Dopo   aver  ricordato  le  quattro  cause  analizzate   nella
Fisica,(63) Aristotele si rif a quelli che prima di lui  "si  sono
rivolti  alla ricerca della realt e hanno filosofato intorno  alla
Verit.  Risulta con chiarezza, infatti, che anche essi parlano  di
certi  princpi  e  di  certe cause"(64). La filosofia  nasce  come
ricerca  della causa prima, del primo principio (arch). Il  motore
che muove tutto senza essere mosso  principio e causa di tutte  le
cose.
     
Materia e forma.
     
Ogni   ente,   come   abbiamo   visto,  pu   muoversi   (divenire,
trasformarsi) perch ha una sua propria realt,  costituito da una
materia  e da una forma: nella statua la materia marmo ha la  forma
della statua.
     
     p 131 .
     
     Prima  di  avere  quella forma, per, il marmo  si  presentava
nella  forma  del blocco, e prima ancora in un'altra  forma  (parte
della  montagna),  e  cos  a ritroso. E' impossibile  pensare  una
materia senza forma. Ed  altrettanto impossibile pensare una forma
senza materia: una statua che non sia n di marmo, n di pietra, n
di bronzo, n di legno, eccetera
     Materia e forma non sono, nei singoli enti, realt separabili,
ma  la  materia  pu  trasformarsi in forma e viceversa:  la  forma
blocco  di  marmo costituisce la materia per la statua. Ogni  forma
pu  essere materia per la successiva trasformazione; ogni ente  ha
una  forma  in  atto  che    materia  per  tutte  le  innumerevoli
successive sue forme in potenza.
     Ogni ente, quindi,  una "unione" (sy'nolon) indissolubile  di
materia  e  forma. Questa  una caratteristica comune a  tutti  gli
enti.
     Nel snolo di materia e forma che costituisce ogni ente,   la
forma  che  fa  s  che  quell'ente sia ci che    e  nient'altro:
riprendendo il nostro esempio,  la forma della statua che rende il
marmo  quella statua e solo quella, come del resto  la  forma  del
blocco  a far s che quel blocco di marmo sia tale e niente  altro,
un   individuo   unico.  La  forma  rappresenta  il  principio   di
individuazione degli enti.
     
La scienza dell'ente in quanto ente.
     
Tutti gli enti che cadono sotto i nostri sensi, o che sono comunque
oggetto  del  nostro  pensiero e della nostra  ricerca,  sono  enti
determinati;  possono, per questo, essere indicati con  un  termine
che  ha  un significato determinato e un solo significato:  "Se  il
termine  uomo  sta  a  significare una data cosa  e  se  un  essere
qualunque    uomo, quella data cosa sar l'essenza  dell'uomo  per
quel  dato  essere"(65).  Le  singole  scienze  studiano  gli  enti
determinati: la matematica gli enti in quanto numeri,  la  zoologia
gli enti in quanto animali, e cos via.
     Aristotele, dopo aver messo a fuoco i princpi e le cause  che
spiegano  il perch dei molteplici enti, princpi unici e comuni  a
tutti  gli enti, affronta il problema se i princpi comuni  possano
ulteriormente essere unificati in qualcosa che  comune a tutti gli
enti: questi, nella diversit - che ne determina l'individualit  e
quindi l'esistenza -, esistono, sono. In quanto enti, sono un  modo
di  manifestarsi dell'Essere. "Il termine essere  usato  in  molte
accezioni,  ma  si  riferisce in ogni caso a  una  cosa  sola  e  a
un'unica  natura  [...]  il termine essere  viene  usato  in  molte
accezioni, ma ciascuna di esse si riferisce pur sempre a  un  unico
principio"(66).
     Ciascun  ente,  quindi, al di l di essere determinato,    un
ente, cio  qualcosa che . Questa condizione  comune a tutti gli
enti  e  non  studiata da nessuna scienza particolare.  Lo  studio
dell'ente  in  quanto  ente    compito  di  un'unica  scienza:  la
filosofia prima o metafisica.
     La  metafisica    quindi  l'unica  scienza  che  permette  la
conoscenza dei princpi primi, dell'Essere e degli enti, non  nella
loro determinazione, ma nel loro essere enti in quanto tali.
     La scienza  una perch uno  l'oggetto del suo studio.

p 132 .

La sostanza: la saldatura tra logica, fisica e metafisica.
     
Che  cos' che unifica i diversi enti determinati, per cui ciascuno
di  essi, in quanto ente,  uguale a tutti gli altri che pure  sono
diversi come enti determinati?
     Un  ente  determinato rimane tale anche se privato  di  alcuni
attributi  o  arricchito  da attributi nuovi:  un  albero  fronzuto
rimane albero anche perdendo una parte delle fronde; un uomo rasato
rimane  un  uomo anche con una folta barba. Di uno stesso soggetto,
quindi,  si possono predicare cose diverse senza che venga meno  la
sua  essenza:  anche affermazioni contraddittorie come  "Socrate  
barbuto"  e  "Socrate    senza barba" non mettono  in  discussione
l'essenza di Socrate.
     Ci  che  si  pu predicare di un soggetto senza  "mettere  in
discussione"   il   soggetto  stesso    chiamato   da   Aristotele
accidente(67).  Gli accidenti hanno bisogno di un soggetto  di  cui
essere predicati, di qualcosa su cui ac-cadere: l'essere barbuto ha
senso in relazione a un uomo, come l'essere fronzuto in relazione a
un albero.(68)
     Un  ente,  spogliato di tutti i suoi accidenti, non  perde  la
propria essenzialit. Ci che resta dell'ente privo degli accidenti
 detto da Aristotele sostanza di quell'ente.
     Mentre  gli accidenti possono essere i predicati di un  numero
illimitato di enti, ci che non pu essere predicato altrimenti che
di  se stesso  la sostanza di quel determinato ente, ci che fa s
che esso sia proprio quello che  e nessuna altra cosa.
     La  sostanza  (sub-stantia)  "ci che sta  sotto"  e  su  cui
"cadono" gli accidenti.
     La   riflessione  di  Aristotele  intorno  alla   sostanza   
estremamente  complessa  e  difficilmente  schematizzabile;  alcuni
punti devono comunque essere tenuti presenti.
     La  sostanza  - come l'Essere - pu essere definita  in  molti
modi.
     La  risposta a che cosa  un ente, a che cosa  tutto ci  che
,  a  che cosa  l'Essere, richiede un atteggiamento dinamico,  un
continuo  cambiamento del punto di osservazione: lo stesso oggetto,
allora,  pur  rimanendo lo stesso, si presenta in maniera  diversa.
Questa  considerazione,  che vale per i singoli  enti  determinati,
vale anche per la sostanza, per l'ente in quanto ente, spogliato di
tutti gli accidenti.(69)
     
     p 133 .
     
     La  sostanza  propria di ciascun ente,  ci che fa s che un
ente sia ci che .
     Il  fatto  che  pi  cose  possano essere  dette  sostanza(70)
evidenzia  la  preoccupazione di Aristotele di  salvare  sempre  il
molteplice,  pur  nella ricerca di una sua riconduzione  all'unit.
Esistono varie "accezioni" riferibili al termine sostanza e  queste
accezioni costituiscono una sorta di gerarchia, nella quale,  per,
il  significato  "pi alto" - la sostanza divina  -  trova  la  sua
fondazione   in   quello  "pi  basso"  della  sostanza   dell'ente
individuale.
     Ed  ecco  che la sostanza pu essere il sostrato,(71) ci  che
non  muta nel passaggio da potenza ad atto;(72) abbiamo per  visto
che solo la forma rende un individuo quale egli , quindi anche  la
forma  pu  essere definita come sostanza.(73) Ma dal  momento  che
negli  enti  il  sostrato,  la  materia,  si  presenta  sempre   in
indissolubile unione con la forma, sostanza  anche  il  snolo  di
materia e forma.(74)
     Accanto alla sostanza di un singolo ente (sostanza prima),  si
pu  parlare  di  sostanza per la specie e per il genere  (sostanze
seconde).
     La  sostanza  di un ente determinato  chiamata da  Aristotele
sostanza  prima, mentre la sostanza che si riferisce  ai  generi  e
alle  specie    detta sostanza seconda: se consideriamo  un  certo
uomo,  il  solito  Socrate, la sostanza  prima    ci  che  fa  di
quell'uomo Socrate; ma Socrate  anche uomo (ed essere uomo  non  
un  accidente); Socrate, infine,  anche animale (e anche  l'essere
animale non  un accidente); quindi esiste una sostanza uomo e  una
sostanza animale che non si riferiscono all'individuo, ma al genere
e alla specie, e queste sono le sostanze seconde.(75)
     Accanto alla sostanza sensibile (che si divide in eterna e  in
corruttibile),  caratterizzata  dal  movimento,  esiste  anche  una
sostanza  immobile, la sostanza dei princpi primi e  dello  stesso
Essere.(76)
     Tutte  le accezioni di sostanza che abbiamo analizzato  e  che
hanno  in  comune  il  loro essere sostanza  sensibile  si  possono
ricondurre   a  una  sostanza  non  sensibile.  Aristotele   chiama
quest'ultima  sostanza  immobile, una definizione  che  ci  riporta
immediatamente al mondo della fisica: immobile si dice rispetto  al
movimento   e   il  movimento    la  caratteristica  dell'universo
sensibile  studiato dalla fisica. Dalla ricerca del  principio  del
movimento Aristotele giunge all'affermazione
     
     p 134 .

     del  primo  motore  come motore immobile.(77)  Quindi  si  pu
parlare  di una sostanza eterna e immobile, la sostanza  del  primo
motore.
     Anche Platone e i suoi discepoli idealisti parlano di sostanze
eterne e immobili, le Idee, ma, secondo Aristotele, dal momento che
esse  non hanno alcuna possibilit di agire sul mondo del divenire,
"porre" la loro esistenza "non reca alcun vantaggio". E' necessario
che  la  "causa  motrice" sia in atto. Mai come a questo  proposito
l'essere  in  atto   legato all'agire: ad Aristotele  non  servono
sostanze  eterne che, per la loro immobilit, non possono provocare
alcun  cambiamento;  il legame tra eterno e  corruttibile  non  pu
passare  per la mediazione di nessun demiurgo. Il primo  principio,
eterno e immobile,  capace di attuare il cambiamento.(78)
     "Ma  c'  di  pi: pur ammettendo che la causa  sia  in  atto,
parimenti  non  ci  sar movimento, qualora la sostanza  di  questa
causa  sia  una  potenza: difatti in tal caso  sarebbe  impossibile
l'eternit  del  moto, perch ci che  in potenza  pu  anche  non
essere. Ecco perch  indispensabile che ci sia un tale principio e
che  la  sua  sostanza sia in atto"(79). Quindi il primo principio,
oltre  che  motore immobile,  tutto in atto: atto puro, come  dice
Aristotele.
     Resta  da  vedere in che modo il primo principio,  eternamente
tutto  in  atto,  muove, restando immobile,  l'intero  universo.  A
questo  proposito  Aristotele introduce un  nuovo  elemento  che  -
nonostante la pi volte dichiarata opposizione al maestro -  mostra
un  debito nei confronti di Platone: il mezzo che permette al primo
motore  di  muovere  tutto ci che si muove  infatti  l'amore.  Il
primo  motore,  "in  quanto  la  sua  esistenza    necessaria,  si
identifica con il bene"(80). Il bene - e nel caso del primo  motore
il  Sommo Bene - non pu non essere oggetto di desiderio, di amore,
e  cos  il  primo cielo, quello delle stelle fisse, che Aristotele
immagina  animato  e  vivente come tutto l'universo,  "desidera  la
perfezione  assoluta  del  Motore  immobile  e,  a  causa  del  suo
desiderio,  imita  quella perfezione come  meglio  pu,  muovendosi
eternamente   con   il   pi   perfetto   dei   movimenti,   quello
circolare"(81).
     Quindi  il  movimento impresso dal primo motore  un movimento
verso se stesso: il primo principio  causa prima in quanto   fine
ultimo, ci cui tutto l'universo tende.
     Ma  se il primo principio  tutto in atto, esso non pu essere
materia, giacch la materia, dal momento che pu assumere forme,  
potenza: se non  materia, pu essere solo pensiero. E, siccome "il
pensiero  nella sua essenza ha per oggetto ci che,  nella  propria
essenza,    ottimo"(82),  oggetto del primo  principio  in  quanto
pensiero non pu essere che il Sommo Bene, cio se stesso. Il primo
principio    pensiero  che pensa se stesso, pensiero  di  pensiero
(nesis noseos).
     
     p 135 .
     
     Attraverso un procedimento razionale, logico, Aristotele ci ha
condotto dall'analisi della realt sensibile alla definizione della
sostanza  divina,  dalla molteplicit degli  enti  all'unicit  del
principio primo.
     A  questo  punto vale la pena ricordare che la sostanza    la
prima  delle  categorie, la condizione ineliminabile  del  pensare:
tutte le altre categorie non possono essere che il predicato di una
sostanza.  Dal  punto  di  vista  logico  la  sostanza  esprime  il
principio  di identit e quello di non contraddizione: la  sostanza
non  pu  essere  che predicato di se stessa; la  sostanza  non  ha
negazione ("alle sostanze spetta il non avere alcun contrario:  che
cosa  mai  potr essere il contrario di un determinato uomo?"(83)),
ma,  dal  momento che i pi diversi accidenti, compresi i contrari,
possono  essere  un  predicato  della  medesima  sostanza,  risulta
evidente che essa  "costituita per accogliere i contrari"(84): ci
che  caldo pu diventare freddo senza perdere la propria identit,
ci che  di poco valore pu diventare eccellente, e cos via.
     
Immanenza e trascendenza.
     
Quando parla degli universali, cio di termini generali, Aristotele
sostiene che devono essere sempre riferiti a una sostanza,  cio  a
un  ente:  nessuna  categoria (e le categorie sono  universali)  ha
senso  senza  un soggetto (sostrato) cui riferirsi:  l'essere  qui,
l'essere  grande,  il  patire e l'agire sono esclusivamente  di  un
soggetto.
     Anche le sostanze seconde, che si riferiscono alla specie e al
genere e quindi sono universali, sussistono solo in presenza di una
sostanza prima: la sostanza dell'uomo, pur essendo comune  a  tutti
gli   uomini,    presente  in  ciascun  uomo.  L'universale,   per
Aristotele,  immanente ( dentro) ai singoli enti; ha bisogno cio
degli enti particolari per esistere.
     Quando  per si parla del primo principio, vediamo che esso  
autosufficiente.  Mentre  per l'intero  universo,  nel  suo  eterno
movimento,    necessario  un  principio,  la  sostanza  divina   
principio e fine di se stessa,  al di l di tutti gli enti,  tutti
gli enti trascende,  metafisica.
     
Il Dio di Aristotele.
     
Il  dodicesimo  libro  della  Metafisica,  come  abbiamo  visto,  
dedicato esclusivamente alla definizione del primo principio, della
sostanza divina: un vero e proprio trattato di teologia.
     
     p 136 .
     
     In  esso  Aristotele  si  trova  di  fronte  a  una  sorta  di
paradosso, che dovrebbe esser chiaro se riflettiamo su quanto detto
sin qui. Dio  necessario alla fisica, ma il mondo della fisica non
  necessario a Dio. E' la stessa situazione in cui si era  trovato
Platone: il mondo sensibile non ha senso senza il Mondo delle Idee,
ma  le  Idee,  nella loro eterna e immobile perfezione,  non  hanno
bisogno del mondo sensibile.
     Aristotele  non pu per accettare un intervento  divino  come
origine  del  mondo  sensibile,  perch  l'amore  divino  non   pu
rivolgersi  che al Sommo Bene, cio a se stesso:  impensabile  che
un  essere  divino  rivolga, come il Demiurgo, il  suo  amore  alla
materia informe.
     Per  Aristotele  l'universo  eterno, come  eterno  Dio,  due
realt  parallele ma legate da un vincolo univoco: la prima  ha  la
sua causa nella seconda, mentre questa  causa di se stessa.
     E' chiaro che questa concezione di Dio  lontanissima non solo
da  quella  cristiana, ma da ogni concezione religiosa: il  Dio  di
Aristotele   non    una  "persona"  che  rivolge  il   suo   amore
all'universo - che, tra l'altro, non  creato da Dio -,  "provvede"
ad esso e lo regola secondo la sua volont; il Dio di Aristotele  
esclusivamente una necessit logica per spiegare l'universo.(85)
     E  l'interesse di Aristotele  tutto rivolto verso  l'universo
sensibile:  dal  cielo  delle stelle fisse alla  generazione  delle
piante  e  degli  animali. Ma la filosofia, secondo  lui,  non  pu
presumere  di  dare  una risposta alla domanda  "Che  cosa  sono  i
molteplici   enti  e,  soprattutto,  perch  sono?"   semplicemente
rivolgendo  l'attenzione a quegli enti: chi  lo  ha  fatto,  tra  i
filosofi  del passato, a partire dai fisici ionici, ha  confuso  la
parte  con  il  Tutto  e ha corso il rischio  di  sbagliare,  e  ha
sbagliato anche nel definire i singoli enti, ha prodotto opinione e
non   conoscenza  (epistme).  Lo  studio  delle  parti  pu   dare
conoscenza solo se si fonda sullo studio dei princpi: la fisica  
garantita dalla filosofia prima, dalla teologia.

